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Carlo Crivelli (Venezia 1430 (?) - Ascoli Piceno 1494 o 1495) allontanato dalla sua città per una vicenda personale, nel 1468 ca. si trasferisce nel Piceno e risiede stabilmente ad Ascoli, dove acquisterà casa, si sposerà ed avrà una figlia.
Porta nella Marca meridionale quelle novità rinascimentali della cultura padano-veneta che aveva appreso nella bottega dello Squarcione a Padova, dove aveva avuto la sua educazione anche Andrea Mantenga.
Carlo Crivelli introduce elementi di una inquietudine sconosciuta in questa zona, che sono propri di un mondo in evoluzione. Ad un'analisi più attenta le sue opere sono portatrici di un messaggio più complesso di quello che potrebbe apparire più superficialmente. La Madonna e i santi, principali soggetti dei polittici, sono vestiti con preziosi abiti rinascimentali, tipici delle corti quattrocentesche, manifestano però nello sguardo e nelle mani snelle e nodose inquietanti segnali di disagio che contrastano con lo sfarzo delle stoffe e dei gioielli che indossano. Frutti e fiori alludono simbolicamente al frutto del peccato originale (la mela), al sangue di Cristo (il garofano rosso). Il suo capolavoro, conservatosi con la cornice originale è considerato il polittico del Duomo di Ascoli (1473).
A Montefiore dell'Aso, nella Sala Crivelli, al secondo piano del complesso di S. Francesco, si trova un'opera originale di Carlo Crivelli, il cosiddetto "Trittico di Montefiore" databile al 1472.






